|
L’energia elettrica in Italia è più cara perché in nostro mix di produzione è troppo sbilanciato verso il gas naturale.
Ciò è assolutamente falso. L’alto costo dell’energia elettrica italiana è dovuta a cinque principali fattori:
1. Innanzitutto in Italia il Gas per produrre Energia Elettrica è più caro che nel resto dell'Europa per via della posizione dominate dell'ENI sul mercato. Riportiamo uno stralcio della Relazione Annuale sullo Stato dei Servizi e sull’Attività Svolta presentata da Alessandro Ortis, Presidente dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, il 15 Luglio 20210 a Roma:
I prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica (con riferimento non al mercato spot ma, più correttamente, alle forniture base load annuali) sono intorno ai 70 euro/MWh, quindi più elevati rispetto a quelli di importanti Paesi europei. Ad esempio, rispetto alla Francia il prezzo è più alto di 16-18 euro/MWh, anche se tale differenza si riduce a 12-14 euro/MWh tenendo conto che il prezzo italiano include l’onere per i certificati verdi. Questa differenza sarebbe molto più alta se non fossero stati realizzati gli investimenti di rinnovo del parco di generazione; inoltre, essa potrebbe certamente ridursi, fino ad annullarsi, se i prezzi del gas fossero anch’essi frutto di un contesto competitivo. Con un prezzo del gas inferiore del 30% (più o meno quello corrente sul mercato americano) il prezzo italiano dell’energia elettrica all’ingrosso risulterebbe allineato a quello francese. Circa i prezzi all’ingrosso gas, va ricordato che non esistono ancora riferimenti trasparenti, in assenza di veri e regolati mercati italiani spot o a termine. Tuttavia, sulla base di informazioni ben note, il gas in Italia è più caro mediamente di 3-4 centesimi di euro/metro cubo, ovvero di oltre il 10% rispetto ai mercati all’ingrosso europei. Per tale differenza non sussiste una valida motivazione tecnica, salvo quella legata alla già lamentata scarsa concorrenzialità del mercato nazionale, con un operatore, l’ENI, dominante in tutte le fasi della filiera.
2. Il sistema di formazione del prezzo dell’elettricità nella borsa elettrica, detto anche “sistema del prezzo marginale”. Con questo sistema l’energia elettrica offerta dai produttori non viene remunerata in base al prezzo richiesto da ogni produttore, ma in base al prezzo più alto offerto dai vari produttori nel loro complesso, con il risultato di consentire loro grossi extra-profitti e un prezzo finale per i consumatori più alto anche del 10%.
3. I cosiddetti “Oneri Generali di Sistema”, che pesano per un altro 10% sulle bollette elettriche e che servono a pagare lo smantellamento delle 4 vecchie centrali nucleari italiane (212 milioni di Euro nel 2008), a ripagare le imprese elettriche e l’Enel in particolare per gli investimenti fatti prima della liberalizzazione (680 milioni di Euro nel 2007, 200 milioni di Euro nel 2008 fino alla sua sospensione nell’ottobre del 2008) e soprattutto per incentivare le fonti assimilate alle rinnovabili, ossia la produzione di elettricità con gli scarti delle raffinerie di petrolio, con i rifiuti, con la cogenerazione a gas naturale. In particolare, queste fonti non rinnovabili, nel 2008 hanno rappresentato l’83,3% dei ritiri obbligati CIP-6 e il costo per i consumatori è stato di 1.720 milioni di Euro. Nel 2009 la situazione è migliorata, grazie all’effetto del blocco alle fonti assimilate operato dal Ministro Bersani nel 2007. Nel 2009 infatti, il costo per i consumatori per la remunerazione dell’energia “assimilata” è sceso a 1.330 Milioni di Euro (vedi Tabella).
4. L’inadeguatezza della rete elettrica nazionale sia in Alta, che Media e Bassa tensione. La rete di trasporto e di distribuzione è stata progettata negli anni ‘60 del secolo scorso, gli anni del monopolio, e pensata principalmente come monodirezionale (poche grandi centrali convenzionali che producono energia da trasportare prima di tutto ai grossi consumatori industriali) e quindi passiva. Le odierne esigenze sono invece di sviluppare reti di trasmissione sia passive che attive, cioè in grado di accogliere e smistare efficientemente anche i flussi in immissione provenienti dai tanti piccoli e medi impianti (la cosiddetta generazione distribuita). Nel Sud Italia e nelle Isole poi, la rete di trasmissione è particolarmente insufficiente e congestionata, con il risultato che, nella Borsa Elettrica, l’energia elettrica raggiunge prezzi molto elevati con punte, di 180 €/MWh contro un prezzo medio (PUN) di 80 €/MWh del resto dell’Italia. In Sicilia, poi, i ritardi nella posa delle linee elettriche costano uno sproposito ai consumatori. Secondo il Sole24Ore (22.7.2010) le lentezze per la posa della tratta mancante tra Calabria e Sicilia costa 800 milioni di Euro all’anno, con grande gioia di alcune centrali elettriche locali, che accumulano utili da capogiro (Vedi Figure) .
5. Infine quasi il 20% della bolletta elettrica se ne va in tasse e IVA. Secondo una indagine svolta da Confartigianato la tassazione dell’energia in Italia risulta superiore del 30 per cento rispetto alla media europea, del 19,3 rispetto alla Germania, del 36,2 rispetto alla Francia e addirittura del 63,9 per cento rispetto alla Spagna. Certamente la tassazione più consistente riguarda i prodotti petroliferi, ma anche sull’energia elettrica lo Stato non scherza. Due le imposte indirette che gravano sulle imprese per l’energia elettrica in proporzione ai consumi: una erariale di consumo e una addizionale provinciale. L’impatto di questo sistema di imposizione sull’industria è pesante: escludendo l’iva, un’impresa che consuma 160 megawattora all’anno, paga il 25,4 per cento di imposte sui suoi consumi elettrici, contro una media del 9,5 per cento in Europa. La Confartigianato fa notare che in nessun’altra parte del continente si paga così tanto e che in 12 paesi l’accisa è addirittura zero. Ma non è finita. Dal 2001 l’Italia fa pagare meno tasse ai grandi consumatori di elettricità. In sostanza, chi consuma più di un certo livello di kilowattora al mese non paga né l’imposta erariale né l’addizionale provinciale.
Mettendo assieme questi elementi scopriamo che la modalità con cui si produce la corrente elettrica non c’entra proprio nulla e che l’alto costo dell’elettricità in Italia è dovuto esclusivamente ai privilegi di cui ancora godono i vecchi monopolisti, i produttori di elettricità e i petrolieri, all’inefficienza del sistema elettrico italiano e alla voracità dello Stato. |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||