La sicurezza dell’approvvigionamento energetico.

 Questa è una delle più forti pressioni ideologiche e mediatiche operate per convincere gli italiani della necessità dell’energia nucleare: il petrolio proviene in prevalenza dai paesi arabi, il gas dalla Russia e dalla Libia, tutti paesi politicamente inaffidabili, per non parlare del Venezuela di Chavez e della Bolivia di Morales che nazionalizzano le industrie del petrolio e del gas.

 

Ebbene, pochi sanno che, nel 2008, su un fabbisogno mondiale annuo di circa 62.000 tonnellate di Uranio, solo 20.000 tonnellate, pari ad un terzo del fabbisogno, provengono da paesi cosiddetti stabili, quali Australia, Canada, USA; altre 30.000 tonnellate arrivano da Kazakhstan, Niger, Namibia, Uzbekistan, Russia e le rimanti 10.000 tonnellate necessarie a equilibrare il fabbisogno dei reattori nucleari provengono dagli arsenali militari in smantellamento, per lo più ex Sovietici.

 

 

Ma allora l’amico Putin è inaffidabile quando ci vende il gas e diventa affidabile quando ci fornisce l’Uranio?

 

L’accordo USA-Russia di non proliferazione (detto anche Megatons to Megawatts)

 

Di fatto è un accordo commerciale, siglato nel 1993 e valido fino al 2013, del valore di 12 Miliardi di Dollari, secondo il quale la Russia fornisce agli USA Uranio per i suoi reattori (LEU – Low Enriched Uranium al 4-4.5%) proveniente dall’Uranio militare Altamente Arricchito (HEU – High Enriched Uranium al 93%) dell’arsenale atomico ex-sovietico.

 

Gli Stati Uniti ottengono il 20% della loro elettricità dall’energia nucleare e circa la metà del combustibile per alimentare i reattori proviene attualmente dalle testate atomiche russe smantellate, che fornisce quindi il 10% di tutta l’elettricità che consumano gli americani.

 

Di fatto tale accordo, rinegoziato più volte sia da Clinton sia da Bush, imponeva alla Russia di vendere l’uranio al di sotto del prezzo di mercato, cosa che ha provocato rancori e quindi rallentamenti nelle forniture da parte della Russia. Cosa che sembra sistemata con il recente accordo tra Obama e Putin, spacciato dai media come accordo sulla riduzione degli armamenti, e che consente ora alla Russia di vendere l’uranio da “downblending” militare a prezzi di mercato nonché di vendere le eccedenze direttamente sul mercato mondiale ai paesi che hanno aderito al “patto di non proliferazione”.